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Comunicare con assertività

comunicare con assertività

“La parola’ no’ è un grande risparmio di tempo. Dì di no a qualunque cosa che non sia il più elevato e miglior uso del tuo tempo.”
Brian Tracy

La parola assertività deriva dal latino “Asserere” cioè asserire, essa indica la capacità umana di esprimere in maniera chiara ed efficace emozioni ed idee, senza prevaricare sull’altro.

Quando pensiamo ad un individuo assertivo ci può venire in mente una persona che comunica ciò che pensa con una modalità diretta, questa caratteristica rientra sicuramente nell’assertività, anche se è riduttivo pensare solo a questo aspetto, vediamo quindi in quali modi possiamo essere assertivi:

  • nella capacità di esprimere, ma anche accogliere approvazioni, viene detta assertività positiva
  • nella capacità di esprimere un pensiero contrastante e di critica rivolto ad altri, viene detta assertività negativa
  • nella capacità di risolvere i problemi, l’abilità di problem solving è complessa perché mette in moto diversi aspetti della persona
  • nel difendere  i propri diritti, in situazioni in cui sono messi a rischio
  • nelle relazioni sociali, si intende la capacità di entrare in relazione con nuove persone, adattando lo stile comunicativo alla diversa situazione, questa capacità richiede una buona dose di flessibilità per riuscire a comunicare con persone autorevoli e con perfetti sconosciuti
  • una parte dell’assertività è quella che ci permette di guidare gli altri in situazioni problematiche influenzando il loro comportamento, è una parte importante per un leader

L‘assertività è strettamente correlata all‘autostima, se abbiamo fiducia nelle nostre capacità saremo spesso in grado di comunicare agli altri ciò che pensiamo, se non crediamo molto in noi stessi difficilmente riusciremo ad essere credibili. Detto questo,  ci sono alcune situazioni in cui anche se abbiamo una buona autostima la comunicazione è difficile per via del contenuto, o per alcune condizioni psicofisiche che stiamo vivendo ( stress, situazioni che ci creano disagio).

 

Come si comunica con assertività:

  • non avendo paura a mostrare il nostro dissenso 
  • presentandoci con un immagine curata
  • cercando di prestare attenzione alla comunicazione non verbale ( postura, mimica, contatto visivo…)
  • usando un linguaggio di un certo tipo:  io, tu, voi ed usando verbi incisivi

 

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Quando è utile richiedere l’aiuto di uno psicologo?

quando è utile richiedere l'aiuto di uno psicologo

Quando è utile fissare un appuntamento con uno psicologo?

  • quando fai fatica a concentrarti, ti senti molto triste e preoccupato
  • quando ti senti spesso in tensione, non dormi hai tachicardia
  • quando hai dei comportamenti che non controlli e non ti spieghi
  • quando hai consultato degli specialisti ma non ci sono stati miglioramenti
  • quando le difficoltà nel tempo non si sono risolte

Molte delle persone che ci contattano per la prima volta ci pongono questa domanda: “Che cosa mi posso aspettare da una consulenza?”

L’idea di strutturare un percorso psicologico partendo dalla consulenza è stato pensato proprio per rispondere anche a questa domanda, le persone che non si sono mai rivolte ad uno psicologo, hanno aspettative, curiosità e paure riguardo a quello che succederà: ” Cosa si fa effettivamente in seduta?”,”Quanto dura un percorso?” “Cambierò completamente?”.

La consulenza è strutturata in tre incontri organizzati indicativamente in questo modo: il primo incontro dedicato a capire cosa sta succedendo che genera malessere, approfondire eventuali altri percorsi psicologici, comprendere perché la persona ha deciso di chiedere aiuto in quel particolare  momento della sua vita, il secondo incontro è dedicato alla ricostruzione della storia della persona, il terzo si mettono insieme i pezzi del primo e del secondo: perché sei venuto qui e chi sei per capire che tipo di percorso terapeutico intraprendere e se intraprenderlo, si parlerà delle aspettative e di come si è stati durante questi tre incontri.

Una parte importante della consulenza è infatti capire per lo psicologo e per il paziente se si può lavorare insieme proficuamente.Il paziente si prende del tempo per raccontare una parte di sé e vedere se si sente a suo agio in quel momento e quando torna a casa, lo psicologo mette insieme i pezzi della storia del paziente, ascolta il malessere e propone insieme al paziente un percorso, la strada da prendere viene sempre decisa con il paziente perché è con lui che si lavorerà ed è impossibile fare un buon lavoro senza una motivazione da parte del paziente e dello psicologo.

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.

È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.

Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

Il piccolo Principe

 

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Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Luca, 28 anni, cameriere, vive a Londra da 5 anni.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto al trasferimento?

In Italia, dopo aver preso il diploma all’alberghiero non ho trovato un lavoro stabile, ho lavorato per diversi anni come cameriere, ma sempre a spot senza trovare un lavoro fisso per più di 6 mesi; era frustrante, ho quindi pensato di andare a Londra, lì avevo alcuni amici più grandi che si erano trasferiti da alcuni anni. Non è stato semplice! In Italia avevo una fidanzata, la storia è finita dopo due anni dal  mio trasferimento.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Ho lasciato la mia famiglia, questa ragazza, alcuni miei amici.

Cosa hai trovato?

Appena arrivato, anche attraverso alcuni miei amici ho subito trovato lavoro in una grossa catena di ristoranti, sicuramente la mia conoscenza dell’inglese mi ha aiutato, per la prima volta avevo la possibilità di lavorare con prospettive future.

Momenti di difficoltà?

Molti, la parte più difficile è stata l’interruzione della storia con questa persona, la relazione è durata ancora due anni a distanza, ma più passava il tempo più mi rendevo conto di voler mettere un muro con lei; credo a posteriori di essere partito anche per fuggire da quel contesto in cui vivevo e dalla relazione. Io provengo da un piccolo paese in Puglia, e dopo le superiori mi sono accorto che mi stava stretto quell’ambiente culturale. In Inghilterra l’integrazione è stata piuttosto facile, avevo alcuni amici con cui condividevo la casa ed il lavoro.

Che cosa ti ha aiutato?

La condivisione con altri Italiani, miei amici.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Di pensarci bene. Dopo 5 anni a Londra mi sono reso conto che anche qui crearsi un futuro non è facile, ora vivo in condivisione ma se voglio una casa per me, i costi aumentando di molto, la città è molto cara. Non pensate che sia tutto semplice, perché non è così. Credo che i progetti possano essere fatti anche in Italia, magari è più difficile, ma si possono fare, io sono un pò partito per fuggire da una relazione e dal mio piccolo paese.

 Psicologo online tip 

A volte si parte per fuggire da una relazione in cui non stiamo bene e da un contesto che non ci piace, Nell’intervista di Luca traspare una nota di malinconia per le scelte fatte e la consapevolezza che strade semplici non ce ne siano.

Questa storia ci pone l’interrogativo: “Partire per ricominciare da capo?” oppure ” Rimanere e provare a “lavorare” su quel che già conosciamo?” La risposta è sempre soggettiva e porta con sé come funzioniamo, ma crediamo meriti una profonda riflessione.

Se sei in difficoltà rispetto ad una scelta importante parlarne con uno psicologo può aiutarti a capire come intervenire.

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.