Archive febbraio 2019

Perché psico-online?

Perché psico-online?

Per la libertà di poter scegliere l’orario più adatto per una consulenza nella tua lingua e il luogo più idoneo per parlare delle difficoltà che stai vivendo.

A un certo punto nelle nostre vite, ognuno di noi può sentirsi sopraffatto e potrebbe aver bisogno di aiuto per affrontare i problemi. I problemi possono essere con un matrimonio o una relazione, una situazione familiare o riguardare  la perdita di un lavoro, un trasferimento, la morte di una persona amata. A volte abbiamo bisogno di un aiuto esterno da un professionista della relazione.

Prendersi cura di sé anche attraverso l’aiuto di un professionista è il primo passo per favorire il benessere.

A volte è difficile chiedere aiuto perché si vive in un’altra città lontano dalla propria rete, oppure perché si ha difficoltà a fissare un appuntamento con un professionista, per l’imbarazzo.

 

Per avere maggiori informazioni sul servizio Psicologo online puoi chiamare  al +393476805018, o scrivere scrivi@meravigliosa-mente.it

 

 

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Stress e creatività: quale relazione?

Stress e creatività: quale relazione?

Lo studio potrebbe spiegare perché i libri da colorare stanno diventando così popolari.
Un nuovo studio ha scoperto che l’ arte riduce i livelli degli ormoni dello stress nel corpo.

E non è importa quanto sia bello (o cattivo) il disegno, la pittura o la scultura – i vantaggi sono gli stessi per tutti i livelli di esperienza.

Dr Girija Kaimal, uno degli autori dello studio, ha dichiarato:

“Era sorprendente e nello stesso momento non lo era.

Non è stato sorprendente perché è l’idea fondamentale dell’arte-terapia: ognuno è creativo e può essere espressivo nelle arti visive quando lavora in un ambiente di supporto.

Detto questo, mi aspettavo che forse gli effetti sarebbero stati più forti per le persone con esperienze nell’arte terapia precedenti “.

Persone di tutte le età nello studio hanno fatto qualche forma d’ arte per 45 minuti.

I livelli di cortisolo sono stati misurati prima e dopo (il cortisolo è spesso conosciuto come “ormone dello stress“).

Nessuna istruzione è stata fornita: le persone hanno ricevuto semplicemente del materiale per la modellazione dell’ argilla, materiali per il collage, carta e marcatori.

Per il 75% dei partecipanti, i livelli di cortisolo sono diminuiti dopo l’attività.
Le persone hanno anche descritto la loro esperienza in seguito.

 

Una persona ha scritto:

“Era molto rilassante.

Dopo circa cinque minuti mi sono sentito meno ansioso. Sono stato in grado di ossessionarmi meno rispetto a  cose che non avevo fatto e che non avevo bisogno di fare.

Esprimermi attraverso l’arte mi ha permesso di vedere le cose in prospettiva “.

Un quarto dei partecipanti, però, ha registrato un aumento dei livelli di cortisolo.

Dr Kaimal ha dichiarato:

“Alcune quantità di cortisolo sono essenziali per il funzionamento dell’organismo.

Ad esempio, i livelli di cortisolo variano per tutto il giorno, i livelli sono più alti la mattina perché ciò dà una spinta energetica per andare avanti all’inizio della giornata.

Una possibilità è che l’art-making abbia portato uno stato di eccitazione e/o impegno nei partecipanti allo studio “.

Lo studio è solo un passo del piano di ricerca, il dottor Kaimal ha dichiarato:

“Vogliamo in ultima analisi esaminare come le iniziative creative potrebbero aiutare il benessere psicologico e quindi anche la salute fisiologica”.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Art Therapy (Kaimal et al., 2016).

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Lisa 30 anni e Nicola 31, vivono in Australia con il loro piccolo Brian

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto al trasferimento?

Mi sono trasferita in Australia nel 2013 insieme al mio compagno Nicola. In Veneto dove vivevo, lavoravo in un ristorante e il mio compagno faceva l’ elettrauto. Entrambi avevamo un lavoro fisso, ma giravano voci di vendita nella sua azienda, era quel periodo in cui molte aziende hanno chiuso. Il mio compagno aveva un conoscente in Australia, così ci siamo detti: ”partiamo!”. Una grande motivazione per il cambiamento è stata provare una realtà nuova, più cosmopolita. Per il mio compagno è stato più difficile per me no, avevo già fatto un anno in Belgio quando avevo 19 anni. Siamo partiti molto preparati, l’Australia è cambiata negli ultimi 5 anni, tramite fb ora è molto facile informarsi ed arrivare preparati. 

Quando siamo arrivati siamo entrati con il working holiday visa, siamo stati fortunati perché il datore di lavoro ci ha fornito lo sponsor quando il visto è scaduto. Sono stati anni movimentati perché oltre al trasferimento sono rimasta incinta e ci siamo spostati da Sydney a Old Bar in un’ area rurale, cambiando di nuovo lo stile di vita.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Dell’ Italia mi manca il cibo… potrei uccidere per una mozzarella. Sicuramente il cibo è una grossa mancanza. In Australia ci sono molti prodotti italiani rivisitati, ma la lavorazione qui non è rigorosa e alla fine il risultato è molto diverso rispetto ai prodotti italiani. 

La famiglia mi manca molto, quando è nato Brian è venuta mia mamma, poi è venuto mio padre e per finire siamo andati  noi in Italia per un mese, quando siamo tornati ho sentito la mancanza dei miei genitori; è stata dura. Sentiamo molto la mancanza dei nonni; con mia mamma mi sento spesso, quando ho bisogno la chiamo, ma non è la stessa cosa.

Cosa hai trovato?

Una nazione meritocratica, entrambi siamo cresciuti nel lavoro e abbiamo raggiunto delle posizioni, in Italia non sarebbe stato possibile, in così breve tempo. In Australia c’è una mancanza di lavoro manuale, quindi se ti impegni nella tua professione riesci tranquillamente a vivere ed anche bene. Io ho sempre lavorato nel campo della ristorazione ed ora sono manager, mentre Nicola è diventato capo officina. 

Siamo riusciti anche a mettere da parte dei soldi, in italia non sarebbe stato possibile, bisogna però fare attenzione; tutti pensano che l’ Australia sia l’eldorado, non lo è: se il tuo livello di inglese non è buono è difficile inserirsi e se non hai una professione ancor di più anche perchè i visti cambiano continuamente.

Dal punto di vista culturale, ho riscontrato diverse differenze: per gli australiani il divertimento coincide con la sbronza e sono meno affini alla condivisione, per esempio se si organizza una grigliata per loro è normale portare il cibo e da bere per loro e non condividerlo.

Momenti di difficoltà?

Quando siamo arrivati, non sapevamo che dovevamo dividere la casa con altre persone: qui è normale. La ricerca della casa è estenuante: sono sporche, spesso rotte, ci vivono tante persone. Il costo della vita è alto soprattutto nelle città, è molto difficile andare a vivere da soli, comprare una casa è quasi impossibile anche per la 2 o 3 generazione che vive in Australia. In molte case dividi la stanza con altre persone anche 6 persone nella stessa camera. Come coppia abbiamo deciso di non dividere la stanza ed abbiamo faticato a trovare una posto decente per noi.

Se penso ad altri momenti di difficoltà mi viene in mente quando è nato il bambino, come italiani non abbiamo diritto alla tessera sanitaria, avevamo l’assicurazione privata che ci copriva il 60% delle spese e non avevo la maternità. Abbiamo utilizzato i soldi risparmiati a Sidney, se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile. 

Inoltre, il trasferimento da Sydney a Old Bar è stata dura, abbiamo perso i nostri amici.

Che cosa ti ha aiutato?

Se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile, quindi sicuramente la presenza di Nicola

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Consiglierei di informarsi prima di partire, ci sono tante piattaforme social, non venite impreparati. Studiate l’inglese prima di partire, una volta si veniva anche senza l’inglese, ora quell’epoca è finita, perché il rischio è di essere sfruttati. Considerando tutti questi aspetti, consiglio di venire: l’Australia è ancora un posto in cui hai la possibilità di dimostrare quanto vali: è meritocratica.

 Psicologo online tip 

La decisione di trasferirsi può avvenire in coppia per provare e sperimentarsi in un contesto completamente nuovo, come è successo a Lisa e Nicola che insieme hanno deciso di andare in Australia. A differenza di una scelta individuale, essere in due in un paese sconosciuto può essere di grande aiuto: ci si può aiutare nei momenti di difficoltà e si porta un pò del paese di origine nel nuovo. La coppia può però ostacolare la conoscenza di nuove persone e l’integrazione in un nuovo contesto, proprio perché siamo già ben conosciuti dalla persona che abbiamo accanto e meno obbligati ad aprirci al “nuovo”.

Se ti sei trasferito all’estero e stai attraversando dei momenti di difficoltà l’aiuto di uno psicologo può aiutarti, contattaci, cercheremo di capire come aiutarti

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.