Vivere le vacanze

Vivere le vacanze

In alcuni casi le persone si sentono depresse durante il periodo estivo, le vacanze  ci possono far sperimentare tristezza, stress, senso di vuoto e talvolta ansia.

Si potrebbe pensare che durante il periodo estivo e con l’interruzione lavorativa ci possa essere uno stato di benessere, in realtà in alcune persone il cambiamento dovuto alle vacanze crea una situazione nuova in cui è difficile stare. Sono molte  le  possibili ragioni per cui le persone si sentono depresse durante le vacanze: il senso di solitudine, il riaffiorare di una sofferenza messa a tacere durante l’anno, un bilancio di metà anno che ci crea sofferenza, un’aspettativa idealizzata della vacanza.

Che cosa puoi fare per stare meglio?

5 spunti di riflessione

Ridimensiona le vacanze

È molto importante mantenere delle aspettative realistiche. Nessuna vacanza è perfetta. Possiamo cercare di essere consapevoli dei nostri sforzi per avere una bella vacanza, ma non possiamo prevedere i risultati.

Prenditi del tempo per te

Cerca del tempo per concentrarti sul qualcosa che ti faccia stare bene, fai un massaggio, leggi un libro che volevi leggere da tempo. Crea le condizioni per prenderti cura di te stesso, la più importante risorsa che hai.

Fai del volontariato

Cerca un’associazione di volontariato su un tema che ti interessa, entra in contatto con altre persone. Aiutare gli altri può farti percepire da un’ altra prospettiva e migliorare il tuo umore

Circondati di persone con cui stai bene

Sforzati di prestare attenzione alle persone che frequenti, chiediti costantemente come stai in compagnia di queste persone. Ascoltati.

Cerca un supporto

Se stai male parlane con le persone che hai accanto, comunica le tue preoccupazioni e la tristezza che stai provando. Se dovessi provare un forte malessere considera la possibilità di cercare un professionista per capire cosa sta succedendo.

 

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Trasferimenti: La storia di Lucia

Trasferimenti: La storia di Lucia

Lucia, 34 anni di Lodi, impiegata, vive a Miami da 3 anni.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta al trasferimento?

In Italia, dopo aver preso il diploma da amministrativa avevo trovato un lavoro stabile, era un buon lavoro mi trovavo bene con gli altri colleghi, ero davvero contenta, ho sempre lavorato in questo ufficio che si occupava di spedizioni internazionali, da quando sono entrata nell’azienda a 20 anni. Poi ho conosciuto un ragazzo abbiamo iniziato a conoscerci, dopo un anno gli è arrivata la proposta di trasferirsi a Miami per seguire una joint venture. Ne abbiamo parlato ed abbiamo deciso di trasferirci.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Ho lasciato la mia famiglia, i miei amici ed un lavoro che mi ha accompagnato per più di 10 anni.

Cosa hai trovato?

La possibilità di studiare bene l’inglese per poter lavorare e le possibilità lavorative facili da trovare e tangibili. Il clima inoltre aiuta molto.

Momenti di difficoltà?

Il momento iniziale è stato davvero difficile, anche perché se per il mio compagno c’era tutta l’adrenalina di un nuovo lavoro, nuovi colleghi, per me tutto questo non c’era. Non è stato facile, perché il mio inglese non era buono, ho dovuto studiare e stare molto tempo da sola, il mio compagno lavorava molto in quel periodo e ci siamo trovati a due velocità diverse.

Che cosa ti ha aiutato?

La condivisione delle difficoltà con il mio compagno e con la famiglia, in quel periodo passavo molto tempo su skype a parlare con loro.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Di valutare e di ascoltarsi bene. La scelta di seguire una persona è una scelta diversa rispetto al pensiero del trasferimento singolo, in questo caso bisogna investire molto sulla relazione ed essere sicuri che sia una relazione importante, perché è tutto quello che hai all’inizio.

Ora dopo 3 anni e tanto studio lavoro per un’azienda sono felice di aver fatto questa scelta e ripensandoci   forse dopo 10 anni nella stessa azienda avevo anch’io voglia di novità.

 Psicologo online tip 

La storia di Lucia ci racconta una partenza per seguire le scelte lavorative di un’altra persona. Come scegliere se partire o meno? Ascoltando quello che sentiamo in quel momento e cercando di comprendere quale sia la “nostra parte” in quella situazione, quale investimento personale facciamo in questa scelta: partiamo perché crediamo che sia una storia importante?, partiamo perché siamo stufi di una situazione lavorativa un pò noiosa? La risposta è sempre soggettiva e porta con sé come funzioniamo, crediamo meriti una profonda riflessione.

Se sei in difficoltà rispetto ad una scelta importante parlarne con uno psicologo può aiutarti a capire come intervenire.

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.

 

Come riconoscere l’ansia?

Come riconoscere l’ansia?

 

E’ normale sentirsi ansiosi  di fronte ad una situazione difficile, come ad esempio un colloquio di lavoro, un esame, o un appuntamento al buio. Ma se le preoccupazioni e le paure ti impediscono di vivere la  vita nel modo che desideri, si può avere un disturbo d’ansia. Ci sono diversi tipi di disturbi d’ansia e molte terapie efficaci e strategie di auto-aiuto. Una volta capito il disturbo d’ansia, ci sono passi che si possono adottare per ridurre i sintomi e riprendere il controllo della vita.

Cosa puoi fare?

  • Imparare a riconoscere i segni ed i sintomi dell’ ansia
  • Considerarla una priorità per consentirti di avvicinare  le persone che ti  possono aiutare
  • Muovere il corpo spesso, non riposare per più di un’ora
  • Prendere l’intero importo di sonno ristoratore che meriti
  • Mettere in pratica tecniche di rilassamento

Quand’è che l’ansia diventa un disturbo?
L’ansia è la risposta naturale del corpo al pericolo, un allarme automatico che si attiva quando si sente minacciato, sotto pressione, o è di fronte ad una situazione stressante.

Se è presente con moderazione, l’ansia non è sempre una cosa negativa. In realtà, può aiutare a rimanere attenti e concentrati, è stimolare all’azione, motivando per risolvere i problemi. Ma quando l’ansia è costante o schiacciante-quando interferisce con le relazioni e le attività,  hai attraversato la linea di ansia normale  e probabilmente sei nel territorio dei disturbi d’ansia.

 

Se pensi di avere un disturbo d’ansia, una consulenza con un professionista può aiutarti a capire se hai necessità di un sostegno oppure no

Hai un disturbo d’ansia?
Se pensi di si, identificala con uno dei seguenti 7 segnali e sintomi, potresti avere  un disturbo d’ansia:

  • Sei costantemente teso, preoccupato, o al limite?
  • La vostra ansia interferisce con le vostre responsabilità di lavoro, scuola, o  con i familiari?
  • Sei afflitto da paure che sai essere irrazionali, ma non può scuoterle?
  • Credi che qualcosa di brutto accadrà se alcune cose non sono fatte in un certo modo?
  • Evitate situazioni o attività quotidiane perché vi provocano ansia?
  • Avete  improvvisi, inaspettati attacchi di batticuore di panico?
  • Ti senti in  pericolo e la catastrofe è dietro ogni angolo?

 

 

Segni e sintomi dei disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia sono un gruppo di patologie correlate, piuttosto che un singolo disturbo, si possono osservare molte diversità da persona a persona. Un individuo può soffrire di attacchi di ansia intensa che colpiscono senza preavviso, mentre un altro sperimenta il panico al pensiero di mescolarsi a una festa. Qualcun altro può lottare con la paura invalidante di guida, o avere incontrollabili pensieri intrusivi. Ancora, un’altra persona può vivere in un costante stato di tensione, preoccuparsi di tutto e di più.

Ma nonostante le loro diverse forme, tutti i disturbi d’ansia condividono un sintomo importante: la paura persistente o grave di preoccuparsi in situazioni in cui la maggior parte delle persone non si sentono minacciate.

Quali sono i sintomi emotivi dell’ ansia?

Oltre ai sintomi di paura e preoccupazione irrazionale ed eccessiva, altri sintomi emotivi comuni includono:

  • Sentimenti di apprensione o terrore
  • Guardare i segni di pericolo
  • Anticipare eventi nefasti
  • difficoltà di concentrazione
  • Sentirsi tesa e nervosa
  • Irritabilità
  • Sentirsi con la mente svuotata

 

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I sintomi fisici di ansia

L’ansia è più di una semplice sensazione. Come prodotto di risposta di lotta o fuga del corpo, l’ ansia coinvolge una vasta gamma di sintomi fisici. A causa dei numerosi sintomi fisici, chi soffre di ansia spesso confondono il loro disturbo per una malattia fisica.   I pazienti possono visitare molti medici e fare numerosi viaggi in ospedale prima che il loro disturbo d’ansia venga scoperto.

I sintomi fisici dell’ ansia  includono:

  • Cuore in gola
  • Sudorazione
  • Mal di testa
  • Mal di stomaco
  • Vertigini
  • minzione frequente o diarrea
  • Fiato corto
  • Tensione muscolare o contrazioni
  • Agitazione o tremore
  • Insonnia

link all’articolo originale

 

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Come affrontare il burnout?

Come affrontare il burnout?

Lo stress e quindi il burnout talvolta ci possono cogliere di sorpresa. I segnali in un primo momento sono sottili, come il debole ronzio di una mosca. Il vostro collo potrebbe essere rigido. Le vostre spalle paiono lentamente arrampicarsi verso le vostre orecchie. Sentite gli occhi e la testa pesanti. State iniziando a risentire del carico di lavoro. Poi i segnali crescono. Sentite come se la mosca fosse ora dentro la vostra testa, il ronzio si fa sempre più forte. L’esaurimento si diffonde attraverso tutto il corpo.

“Si può avere un senso viscerale di avere i nervi ‘fritti’ o ‘bruciati’, ciò può includere mal di testa, stanchezza, irritabilità, sensibilità sensoriale”, dice lo psicologo clinico Jessica Michaelson. Potremmo anche sentirci annoiati, insensibili e scollegati, e avere poca o nessuna energia o entusiasmo e che nulla sembri in grado di farci riprendere.

Ci mettiamo più tempo per completare le attività, ci scagliamo contro chiunque ci faccia una richiesta e prendiamo anche il divertimento come una qualsiasi altra cosa da svolgere nella nostra lista, ha detto Laura Simms, che di professione aiuta le persone a trovare il lavoro giusto per loro. Ci ritroviamo talvolta anche ad essere a corto di idee e fantasticare di farci male, cosa che ci costringerebbe a prenderci del tempo libero.

Simms definisce il burnout come: “quando il tuo serbatoio fisico, mentale o emozionale raggiunge lo zero a causa di superlavoro.” Ma il superlavoro non è necessariamente dovuto al fatto che abbiamo troppo da fare. Simms ritiene che il colpevole sia la mancanza di riposo. “Può sembrare lo stesso ma non è così”.

Prendiamo l’esempio di due persone che hanno la stessa quantità di lavoro da fare e la stessa quantità di tempo per farlo. “La persona che dorme per 8 ore durante la notte sarà probabilmente più efficace ed efficiente rispetto alla persona che dorme per 5 ore a notte, anche se perde 3 ore in più per riposarsi” Questo perché la persona che ha dormito 5 ore un po’ alla volta si esaurirà, e il suo lavoro ne risentirà.

Come dice la Michaelson “Se dormite poco, la soglia del burnout sarà molto bassa. Il sonno è il modo principale per permettere al nostro sistema nervoso di resettarsi e uscire dalla modalità di crisi “.

Anche noi possiamo sperimentare il burnout quando cerchiamo di essere tutto per tutti – sebbene quando si è esauriti, non si ha molto da dare. “Quando reclamate il vostro diritto a fermarvi e riposare, state facendo un atto di generosità verso gli altri. Gli state dando il dono del vostro più ispirato, vivo, e presente sé “, dice Michaelson. Ecco cinque modi per iniziare a far fronte al burnout.

Prendere sul serio i segnali “Spesso ce la prendiamo con noi stessi per il fatto di sentirci ‘cotti’ da qualcosa, come se fosse un fallimento morale, in tal modo non onoriamo gli spunti di saggezza che ci da il nostro corpo“, dice Michaelson, che aiuta donne e coppie che vogliono ritrovare gioia e significato nella loro vita sempre impegnata. E’ fondamentale prendere il vostro corpo sul serio e fare una pausa. Perché quando non ci fermiamo, rilasciamo adrenalina e cortisolo, che alzano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, rallentano la digestione e il metabolismo, rendono più difficile la concentrazione e danneggiano la memoria. “Stare in uno stato cronico di crisi ci fa ammalare.” Quando vi sentite inondati dallo stress – diventate stanchi, dite cose come “quanto odio questo” a voi stessi – chiudete gli occhi e fate dieci respiri addominali, dice Michaelson, che sottolinea anche l’importanza del sonno.
Dire di no a cose nuove “Ciò significa non prendere nuovi impegni per il prossimo mese o giù di lì”, ha detto Simms. “Se non è possibile spegnere il fuoco, almeno non aggiungergli ulteriori benzina” A volte, può essere difficile dire di no (soprattutto se siete abituati a dire sì, ed è soprattutto per questo che avete finito per andare in burnout). Quando dite di no, siate onesti. E se vi fa sentire a vostro agio, dite che avete la sensazione di essere esauriti e non potete farvi carico di alcun nuovo progetto o attività. Ritagliatevi del tempo per voi a casa Prima di andare a dormire Simms suggerisce di fare qualcosa di speciale che vi possa ristorare – anche se avete solo 15 minuti, come farsi un bagno caldo o gustarsi un bicchiere di vino. Coccolatevi sul divano a leggere un capitolo di un libro. Accendete una candela e chiamate il vostro migliore amico. “Fate tutto ciò che vi farà sentire tranquilli e curati” Acquisite il controllo delle vostre priorità “Molte persone vanno in burnout perché sprecano un sacco di tempo ed energie in compiti che li esauriscono, ma non sono molto importanti, come stare sui social media o tenere la casa perfettamente pulita”, ha detto Michaelson. Ecco perché è fondamentale tornare alle vostre priorità, che derivano dai vostri valori fondamentali. Le priorità richiedono di fare delle scelte su come spendiamo il nostro tempo, in modo da essere al servizio dei nostri valori. Per connettersi ai nostri valori fondamentali, Michaelson suggerisce di farsi queste domande: – Che cosa farebbe di oggi una giornata degna di essere vissuta? – Cosa vorrei che i miei figli ricordassero di oggi? – Supponendo che solo due o tre cose siano in realtà importanti nella vita, che cosa sono per me? Come potrei fare qualcosa di utile per queste cose importanti?

Concentratevi sui vostri punti di forza – e delegate le vostre debolezze “Quando stiamo facendo dei compiti che non ci vengono naturali, esauriamo più rapidamente le nostre energie perché dobbiamo lavorare molto più duramente”, dice Michaelson, ma quando utilizzate i vostri punti di forza naturali, le attività vi sembreranno più semplici e questo può anche aumentare la vostra energia, aggiunge. Capite i vostri punti di forza, e utilizzateli spesso. Chiedete aiuto per le aree naturalmente più deboli. Molti di noi cercano di far passare il burnout, ma la lista delle cose che abbiamo da fare non se ne andrà molto in fretta. Come ha detto Simms, non possiamo volerci fuori dal burnout. “Si può provare a passarci attraverso nel breve periodo, ma alla fine dovrete rallentare, riposare e riempire il serbatoio.” Questa è una buona cosa. Questo è il modo in cui rispettiamo i nostri corpi e noi stessi. Questo è il modo in cui possiamo dare agli altri e dare generosamente.

Collegamento alla fonte in lingua originale Stress e burnout possono compromettere la tua salute psicofisica. Una consulenza psicologica potrebbe aiutarti a capire meglio come gestirli.

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Comunicare con assertività

Comunicare con assertività

“La parola’ no’ è un grande risparmio di tempo. Dì di no a qualunque cosa che non sia il più elevato e miglior uso del tuo tempo.”
Brian Tracy

La parola assertività deriva dal latino “Asserere” cioè asserire, essa indica la capacità umana di esprimere in maniera chiara ed efficace emozioni ed idee, senza prevaricare sull’altro.

Quando pensiamo ad un individuo assertivo ci può venire in mente una persona che comunica ciò che pensa con una modalità diretta, questa caratteristica rientra sicuramente nell’assertività, anche se è riduttivo pensare solo a questo aspetto, vediamo quindi in quali modi possiamo essere assertivi:

  • nella capacità di esprimere, ma anche accogliere approvazioni, viene detta assertività positiva
  • nella capacità di esprimere un pensiero contrastante e di critica rivolto ad altri, viene detta assertività negativa
  • nella capacità di risolvere i problemi, l’abilità di problem solving è complessa perché mette in moto diversi aspetti della persona
  • nel difendere  i propri diritti, in situazioni in cui sono messi a rischio
  • nelle relazioni sociali, si intende la capacità di entrare in relazione con nuove persone, adattando lo stile comunicativo alla diversa situazione, questa capacità richiede una buona dose di flessibilità per riuscire a comunicare con persone autorevoli e con perfetti sconosciuti
  • una parte dell’assertività è quella che ci permette di guidare gli altri in situazioni problematiche influenzando il loro comportamento, è una parte importante per un leader

L‘assertività è strettamente correlata all‘autostima, se abbiamo fiducia nelle nostre capacità saremo spesso in grado di comunicare agli altri ciò che pensiamo, se non crediamo molto in noi stessi difficilmente riusciremo ad essere credibili. Detto questo,  ci sono alcune situazioni in cui anche se abbiamo una buona autostima la comunicazione è difficile per via del contenuto, o per alcune condizioni psicofisiche che stiamo vivendo ( stress, situazioni che ci creano disagio).

 

Come si comunica con assertività:

  • non avendo paura a mostrare il nostro dissenso 
  • presentandoci con un immagine curata
  • cercando di prestare attenzione alla comunicazione non verbale ( postura, mimica, contatto visivo…)
  • usando un linguaggio di un certo tipo:  io, tu, voi ed usando verbi incisivi

 

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Quando è utile richiedere l’aiuto di uno psicologo?

Quando è utile richiedere l’aiuto di uno psicologo?

Quando è utile fissare un appuntamento con uno psicologo?

  • quando fai fatica a concentrarti, ti senti molto triste e preoccupato
  • quando ti senti spesso in tensione, non dormi hai tachicardia
  • quando hai dei comportamenti che non controlli e non ti spieghi
  • quando hai consultato degli specialisti ma non ci sono stati miglioramenti
  • quando le difficoltà nel tempo non si sono risolte

Molte delle persone che ci contattano per la prima volta ci pongono questa domanda: “Che cosa mi posso aspettare da una consulenza?”

L’idea di strutturare un percorso psicologico partendo dalla consulenza è stato pensato proprio per rispondere anche a questa domanda, le persone che non si sono mai rivolte ad uno psicologo, hanno aspettative, curiosità e paure riguardo a quello che succederà: ” Cosa si fa effettivamente in seduta?”,”Quanto dura un percorso?” “Cambierò completamente?”.

La consulenza è strutturata in tre incontri organizzati indicativamente in questo modo: il primo incontro dedicato a capire cosa sta succedendo che genera malessere, approfondire eventuali altri percorsi psicologici, comprendere perché la persona ha deciso di chiedere aiuto in quel particolare  momento della sua vita, il secondo incontro è dedicato alla ricostruzione della storia della persona, il terzo si mettono insieme i pezzi del primo e del secondo: perché sei venuto qui e chi sei per capire che tipo di percorso terapeutico intraprendere e se intraprenderlo, si parlerà delle aspettative e di come si è stati durante questi tre incontri.

Una parte importante della consulenza è infatti capire per lo psicologo e per il paziente se si può lavorare insieme proficuamente.Il paziente si prende del tempo per raccontare una parte di sé e vedere se si sente a suo agio in quel momento e quando torna a casa, lo psicologo mette insieme i pezzi della storia del paziente, ascolta il malessere e propone insieme al paziente un percorso, la strada da prendere viene sempre decisa con il paziente perché è con lui che si lavorerà ed è impossibile fare un buon lavoro senza una motivazione da parte del paziente e dello psicologo.

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.

È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.

Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

Il piccolo Principe

 

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Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Luca, 28 anni, cameriere, vive a Londra da 5 anni.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto al trasferimento?

In Italia, dopo aver preso il diploma all’alberghiero non ho trovato un lavoro stabile, ho lavorato per diversi anni come cameriere, ma sempre a spot senza trovare un lavoro fisso per più di 6 mesi; era frustrante, ho quindi pensato di andare a Londra, lì avevo alcuni amici più grandi che si erano trasferiti da alcuni anni. Non è stato semplice! In Italia avevo una fidanzata, la storia è finita dopo due anni dal  mio trasferimento.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Ho lasciato la mia famiglia, questa ragazza, alcuni miei amici.

Cosa hai trovato?

Appena arrivato, anche attraverso alcuni miei amici ho subito trovato lavoro in una grossa catena di ristoranti, sicuramente la mia conoscenza dell’inglese mi ha aiutato, per la prima volta avevo la possibilità di lavorare con prospettive future.

Momenti di difficoltà?

Molti, la parte più difficile è stata l’interruzione della storia con questa persona, la relazione è durata ancora due anni a distanza, ma più passava il tempo più mi rendevo conto di voler mettere un muro con lei; credo a posteriori di essere partito anche per fuggire da quel contesto in cui vivevo e dalla relazione. Io provengo da un piccolo paese in Puglia, e dopo le superiori mi sono accorto che mi stava stretto quell’ambiente culturale. In Inghilterra l’integrazione è stata piuttosto facile, avevo alcuni amici con cui condividevo la casa ed il lavoro.

Che cosa ti ha aiutato?

La condivisione con altri Italiani, miei amici.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Di pensarci bene. Dopo 5 anni a Londra mi sono reso conto che anche qui crearsi un futuro non è facile, ora vivo in condivisione ma se voglio una casa per me, i costi aumentando di molto, la città è molto cara. Non pensate che sia tutto semplice, perché non è così. Credo che i progetti possano essere fatti anche in Italia, magari è più difficile, ma si possono fare, io sono un pò partito per fuggire da una relazione e dal mio piccolo paese.

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A volte si parte per fuggire da una relazione in cui non stiamo bene e da un contesto che non ci piace, Nell’intervista di Luca traspare una nota di malinconia per le scelte fatte e la consapevolezza che strade semplici non ce ne siano.

Questa storia ci pone l’interrogativo: “Partire per ricominciare da capo?” oppure ” Rimanere e provare a “lavorare” su quel che già conosciamo?” La risposta è sempre soggettiva e porta con sé come funzioniamo, ma crediamo meriti una profonda riflessione.

Se sei in difficoltà rispetto ad una scelta importante parlarne con uno psicologo può aiutarti a capire come intervenire.

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.

 

 

Perché psico-online?

Perché psico-online?

Per la libertà di poter scegliere l’orario più adatto per una consulenza nella tua lingua e il luogo più idoneo per parlare delle difficoltà che stai vivendo.

A un certo punto nelle nostre vite, ognuno di noi può sentirsi sopraffatto e potrebbe aver bisogno di aiuto per affrontare i problemi. I problemi possono essere con un matrimonio o una relazione, una situazione familiare o riguardare  la perdita di un lavoro, un trasferimento, la morte di una persona amata. A volte abbiamo bisogno di un aiuto esterno da un professionista della relazione.

Prendersi cura di sé anche attraverso l’aiuto di un professionista è il primo passo per favorire il benessere.

A volte è difficile chiedere aiuto perché si vive in un’altra città lontano dalla propria rete, oppure perché si ha difficoltà a fissare un appuntamento con un professionista, per l’imbarazzo.

 

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Stress e creatività: quale relazione?

Stress e creatività: quale relazione?

Lo studio potrebbe spiegare perché i libri da colorare stanno diventando così popolari.
Un nuovo studio ha scoperto che l’ arte riduce i livelli degli ormoni dello stress nel corpo.

E non è importa quanto sia bello (o cattivo) il disegno, la pittura o la scultura – i vantaggi sono gli stessi per tutti i livelli di esperienza.

Dr Girija Kaimal, uno degli autori dello studio, ha dichiarato:

“Era sorprendente e nello stesso momento non lo era.

Non è stato sorprendente perché è l’idea fondamentale dell’arte-terapia: ognuno è creativo e può essere espressivo nelle arti visive quando lavora in un ambiente di supporto.

Detto questo, mi aspettavo che forse gli effetti sarebbero stati più forti per le persone con esperienze nell’arte terapia precedenti “.

Persone di tutte le età nello studio hanno fatto qualche forma d’ arte per 45 minuti.

I livelli di cortisolo sono stati misurati prima e dopo (il cortisolo è spesso conosciuto come “ormone dello stress“).

Nessuna istruzione è stata fornita: le persone hanno ricevuto semplicemente del materiale per la modellazione dell’ argilla, materiali per il collage, carta e marcatori.

Per il 75% dei partecipanti, i livelli di cortisolo sono diminuiti dopo l’attività.
Le persone hanno anche descritto la loro esperienza in seguito.

 

Una persona ha scritto:

“Era molto rilassante.

Dopo circa cinque minuti mi sono sentito meno ansioso. Sono stato in grado di ossessionarmi meno rispetto a  cose che non avevo fatto e che non avevo bisogno di fare.

Esprimermi attraverso l’arte mi ha permesso di vedere le cose in prospettiva “.

Un quarto dei partecipanti, però, ha registrato un aumento dei livelli di cortisolo.

Dr Kaimal ha dichiarato:

“Alcune quantità di cortisolo sono essenziali per il funzionamento dell’organismo.

Ad esempio, i livelli di cortisolo variano per tutto il giorno, i livelli sono più alti la mattina perché ciò dà una spinta energetica per andare avanti all’inizio della giornata.

Una possibilità è che l’art-making abbia portato uno stato di eccitazione e/o impegno nei partecipanti allo studio “.

Lo studio è solo un passo del piano di ricerca, il dottor Kaimal ha dichiarato:

“Vogliamo in ultima analisi esaminare come le iniziative creative potrebbero aiutare il benessere psicologico e quindi anche la salute fisiologica”.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Art Therapy (Kaimal et al., 2016).

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Lisa 30 anni e Nicola 31, vivono in Australia con il loro piccolo Brian

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto al trasferimento?

Mi sono trasferita in Australia nel 2013 insieme al mio compagno Nicola. In Veneto dove vivevo, lavoravo in un ristorante e il mio compagno faceva l’ elettrauto. Entrambi avevamo un lavoro fisso, ma giravano voci di vendita nella sua azienda, era quel periodo in cui molte aziende hanno chiuso. Il mio compagno aveva un conoscente in Australia, così ci siamo detti: ”partiamo!”. Una grande motivazione per il cambiamento è stata provare una realtà nuova, più cosmopolita. Per il mio compagno è stato più difficile per me no, avevo già fatto un anno in Belgio quando avevo 19 anni. Siamo partiti molto preparati, l’Australia è cambiata negli ultimi 5 anni, tramite fb ora è molto facile informarsi ed arrivare preparati. 

Quando siamo arrivati siamo entrati con il working holiday visa, siamo stati fortunati perché il datore di lavoro ci ha fornito lo sponsor quando il visto è scaduto. Sono stati anni movimentati perché oltre al trasferimento sono rimasta incinta e ci siamo spostati da Sydney a Old Bar in un’ area rurale, cambiando di nuovo lo stile di vita.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Dell’ Italia mi manca il cibo… potrei uccidere per una mozzarella. Sicuramente il cibo è una grossa mancanza. In Australia ci sono molti prodotti italiani rivisitati, ma la lavorazione qui non è rigorosa e alla fine il risultato è molto diverso rispetto ai prodotti italiani. 

La famiglia mi manca molto, quando è nato Brian è venuta mia mamma, poi è venuto mio padre e per finire siamo andati  noi in Italia per un mese, quando siamo tornati ho sentito la mancanza dei miei genitori; è stata dura. Sentiamo molto la mancanza dei nonni; con mia mamma mi sento spesso, quando ho bisogno la chiamo, ma non è la stessa cosa.

Cosa hai trovato?

Una nazione meritocratica, entrambi siamo cresciuti nel lavoro e abbiamo raggiunto delle posizioni, in Italia non sarebbe stato possibile, in così breve tempo. In Australia c’è una mancanza di lavoro manuale, quindi se ti impegni nella tua professione riesci tranquillamente a vivere ed anche bene. Io ho sempre lavorato nel campo della ristorazione ed ora sono manager, mentre Nicola è diventato capo officina. 

Siamo riusciti anche a mettere da parte dei soldi, in italia non sarebbe stato possibile, bisogna però fare attenzione; tutti pensano che l’ Australia sia l’eldorado, non lo è: se il tuo livello di inglese non è buono è difficile inserirsi e se non hai una professione ancor di più anche perchè i visti cambiano continuamente.

Dal punto di vista culturale, ho riscontrato diverse differenze: per gli australiani il divertimento coincide con la sbronza e sono meno affini alla condivisione, per esempio se si organizza una grigliata per loro è normale portare il cibo e da bere per loro e non condividerlo.

Momenti di difficoltà?

Quando siamo arrivati, non sapevamo che dovevamo dividere la casa con altre persone: qui è normale. La ricerca della casa è estenuante: sono sporche, spesso rotte, ci vivono tante persone. Il costo della vita è alto soprattutto nelle città, è molto difficile andare a vivere da soli, comprare una casa è quasi impossibile anche per la 2 o 3 generazione che vive in Australia. In molte case dividi la stanza con altre persone anche 6 persone nella stessa camera. Come coppia abbiamo deciso di non dividere la stanza ed abbiamo faticato a trovare una posto decente per noi.

Se penso ad altri momenti di difficoltà mi viene in mente quando è nato il bambino, come italiani non abbiamo diritto alla tessera sanitaria, avevamo l’assicurazione privata che ci copriva il 60% delle spese e non avevo la maternità. Abbiamo utilizzato i soldi risparmiati a Sidney, se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile. 

Inoltre, il trasferimento da Sydney a Old Bar è stata dura, abbiamo perso i nostri amici.

Che cosa ti ha aiutato?

Se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile, quindi sicuramente la presenza di Nicola

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Consiglierei di informarsi prima di partire, ci sono tante piattaforme social, non venite impreparati. Studiate l’inglese prima di partire, una volta si veniva anche senza l’inglese, ora quell’epoca è finita, perché il rischio è di essere sfruttati. Considerando tutti questi aspetti, consiglio di venire: l’Australia è ancora un posto in cui hai la possibilità di dimostrare quanto vali: è meritocratica.

 Psicologo online tip 

La decisione di trasferirsi può avvenire in coppia per provare e sperimentarsi in un contesto completamente nuovo, come è successo a Lisa e Nicola che insieme hanno deciso di andare in Australia. A differenza di una scelta individuale, essere in due in un paese sconosciuto può essere di grande aiuto: ci si può aiutare nei momenti di difficoltà e si porta un pò del paese di origine nel nuovo. La coppia può però ostacolare la conoscenza di nuove persone e l’integrazione in un nuovo contesto, proprio perché siamo già ben conosciuti dalla persona che abbiamo accanto e meno obbligati ad aprirci al “nuovo”.

Se ti sei trasferito all’estero e stai attraversando dei momenti di difficoltà l’aiuto di uno psicologo può aiutarti, contattaci, cercheremo di capire come aiutarti

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.