Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Storie di trasferimenti: la storia di Luca

Luca, 28 anni, cameriere, vive a Londra da 5 anni.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto al trasferimento?

In Italia, dopo aver preso il diploma all’alberghiero non ho trovato un lavoro stabile, ho lavorato per diversi anni come cameriere, ma sempre a spot senza trovare un lavoro fisso per più di 6 mesi; era frustrante, ho quindi pensato di andare a Londra, lì avevo alcuni amici più grandi che si erano trasferiti da alcuni anni. Non è stato semplice! In Italia avevo una fidanzata, la storia è finita dopo due anni dal  mio trasferimento.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Ho lasciato la mia famiglia, questa ragazza, alcuni miei amici.

Cosa hai trovato?

Appena arrivato, anche attraverso alcuni miei amici ho subito trovato lavoro in una grossa catena di ristoranti, sicuramente la mia conoscenza dell’inglese mi ha aiutato, per la prima volta avevo la possibilità di lavorare con prospettive future.

Momenti di difficoltà?

Molti, la parte più difficile è stata l’interruzione della storia con questa persona, la relazione è durata ancora due anni a distanza, ma più passava il tempo più mi rendevo conto di voler mettere un muro con lei; credo a posteriori di essere partito anche per fuggire da quel contesto in cui vivevo e dalla relazione. Io provengo da un piccolo paese in Puglia, e dopo le superiori mi sono accorto che mi stava stretto quell’ambiente culturale. In Inghilterra l’integrazione è stata piuttosto facile, avevo alcuni amici con cui condividevo la casa ed il lavoro.

Che cosa ti ha aiutato?

La condivisione con altri Italiani, miei amici.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Di pensarci bene. Dopo 5 anni a Londra mi sono reso conto che anche qui crearsi un futuro non è facile, ora vivo in condivisione ma se voglio una casa per me, i costi aumentando di molto, la città è molto cara. Non pensate che sia tutto semplice, perché non è così. Credo che i progetti possano essere fatti anche in Italia, magari è più difficile, ma si possono fare, io sono un pò partito per fuggire da una relazione e dal mio piccolo paese.

 Psicologo online tip 

A volte si parte per fuggire da una relazione in cui non stiamo bene e da un contesto che non ci piace, Nell’intervista di Luca traspare una nota di malinconia per le scelte fatte e la consapevolezza che strade semplici non ce ne siano.

Questa storia ci pone l’interrogativo: “Partire per ricominciare da capo?” oppure ” Rimanere e provare a “lavorare” su quel che già conosciamo?” La risposta è sempre soggettiva e porta con sé come funzioniamo, ma crediamo meriti una profonda riflessione.

Se sei in difficoltà rispetto ad una scelta importante parlarne con uno psicologo può aiutarti a capire come intervenire.

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.

 

 

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Trasferimenti: la storia di Lisa e Nicola

Lisa 30 anni e Nicola 31, vivono in Australia con il loro piccolo Brian

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto al trasferimento?

Mi sono trasferita in Australia nel 2013 insieme al mio compagno Nicola. In Veneto dove vivevo, lavoravo in un ristorante e il mio compagno faceva l’ elettrauto. Entrambi avevamo un lavoro fisso, ma giravano voci di vendita nella sua azienda, era quel periodo in cui molte aziende hanno chiuso. Il mio compagno aveva un conoscente in Australia, così ci siamo detti: ”partiamo!”. Una grande motivazione per il cambiamento è stata provare una realtà nuova, più cosmopolita. Per il mio compagno è stato più difficile per me no, avevo già fatto un anno in Belgio quando avevo 19 anni. Siamo partiti molto preparati, l’Australia è cambiata negli ultimi 5 anni, tramite fb ora è molto facile informarsi ed arrivare preparati. 

Quando siamo arrivati siamo entrati con il working holiday visa, siamo stati fortunati perché il datore di lavoro ci ha fornito lo sponsor quando il visto è scaduto. Sono stati anni movimentati perché oltre al trasferimento sono rimasta incinta e ci siamo spostati da Sydney a Old Bar in un’ area rurale, cambiando di nuovo lo stile di vita.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Dell’ Italia mi manca il cibo… potrei uccidere per una mozzarella. Sicuramente il cibo è una grossa mancanza. In Australia ci sono molti prodotti italiani rivisitati, ma la lavorazione qui non è rigorosa e alla fine il risultato è molto diverso rispetto ai prodotti italiani. 

La famiglia mi manca molto, quando è nato Brian è venuta mia mamma, poi è venuto mio padre e per finire siamo andati  noi in Italia per un mese, quando siamo tornati ho sentito la mancanza dei miei genitori; è stata dura. Sentiamo molto la mancanza dei nonni; con mia mamma mi sento spesso, quando ho bisogno la chiamo, ma non è la stessa cosa.

Cosa hai trovato?

Una nazione meritocratica, entrambi siamo cresciuti nel lavoro e abbiamo raggiunto delle posizioni, in Italia non sarebbe stato possibile, in così breve tempo. In Australia c’è una mancanza di lavoro manuale, quindi se ti impegni nella tua professione riesci tranquillamente a vivere ed anche bene. Io ho sempre lavorato nel campo della ristorazione ed ora sono manager, mentre Nicola è diventato capo officina. 

Siamo riusciti anche a mettere da parte dei soldi, in italia non sarebbe stato possibile, bisogna però fare attenzione; tutti pensano che l’ Australia sia l’eldorado, non lo è: se il tuo livello di inglese non è buono è difficile inserirsi e se non hai una professione ancor di più anche perchè i visti cambiano continuamente.

Dal punto di vista culturale, ho riscontrato diverse differenze: per gli australiani il divertimento coincide con la sbronza e sono meno affini alla condivisione, per esempio se si organizza una grigliata per loro è normale portare il cibo e da bere per loro e non condividerlo.

Momenti di difficoltà?

Quando siamo arrivati, non sapevamo che dovevamo dividere la casa con altre persone: qui è normale. La ricerca della casa è estenuante: sono sporche, spesso rotte, ci vivono tante persone. Il costo della vita è alto soprattutto nelle città, è molto difficile andare a vivere da soli, comprare una casa è quasi impossibile anche per la 2 o 3 generazione che vive in Australia. In molte case dividi la stanza con altre persone anche 6 persone nella stessa camera. Come coppia abbiamo deciso di non dividere la stanza ed abbiamo faticato a trovare una posto decente per noi.

Se penso ad altri momenti di difficoltà mi viene in mente quando è nato il bambino, come italiani non abbiamo diritto alla tessera sanitaria, avevamo l’assicurazione privata che ci copriva il 60% delle spese e non avevo la maternità. Abbiamo utilizzato i soldi risparmiati a Sidney, se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile. 

Inoltre, il trasferimento da Sydney a Old Bar è stata dura, abbiamo perso i nostri amici.

Che cosa ti ha aiutato?

Se non fossimo stati in due sarebbe stato difficile, quindi sicuramente la presenza di Nicola

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Consiglierei di informarsi prima di partire, ci sono tante piattaforme social, non venite impreparati. Studiate l’inglese prima di partire, una volta si veniva anche senza l’inglese, ora quell’epoca è finita, perché il rischio è di essere sfruttati. Considerando tutti questi aspetti, consiglio di venire: l’Australia è ancora un posto in cui hai la possibilità di dimostrare quanto vali: è meritocratica.

 Psicologo online tip 

La decisione di trasferirsi può avvenire in coppia per provare e sperimentarsi in un contesto completamente nuovo, come è successo a Lisa e Nicola che insieme hanno deciso di andare in Australia. A differenza di una scelta individuale, essere in due in un paese sconosciuto può essere di grande aiuto: ci si può aiutare nei momenti di difficoltà e si porta un pò del paese di origine nel nuovo. La coppia può però ostacolare la conoscenza di nuove persone e l’integrazione in un nuovo contesto, proprio perché siamo già ben conosciuti dalla persona che abbiamo accanto e meno obbligati ad aprirci al “nuovo”.

Se ti sei trasferito all’estero e stai attraversando dei momenti di difficoltà l’aiuto di uno psicologo può aiutarti, contattaci, cercheremo di capire come aiutarti

Raccontaci la tua storia all’estero, ti contatteremo per una breve intervista.

 

 

Trasferimenti: la storia di Anna

Trasferimenti: la storia di Anna

 

Anna,30 anni, biologa, vive negli Usa a Boston da 5 anni.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto al trasferimento?

In Italia, subito dopo la laurea in biologia le possibilità lavorative erano ridotte al minimo, orientate soprattutto all ‘insegnamento. Io fin da piccola sognavo la ricerca e l’idea di mettere nel cassetto tutti i miei sogni, mi preoccupava molto. Ho cercato delle Università che mi dessero la possibilità di iniziare un dottorato, ed alla fine sono riuscita a farlo negli States.

Che cosa hai lasciato in Italia?

Ho lasciato la mia famiglia, che era però ben preparata all’idea di una mia partenza, ed una relazione che non ha retto  alla partenza.  Oltre a questo i miei amici  e quelle piccole abitudini italiane che all’estero non ci sono.

Cosa hai trovato?

Un’ Università innovativa in cui fare il dottorato, con professori giovani e motivati nel loro lavoro. La possibilità dopo il dottorato di avere delle offerte basate sulla meritocrazia e non sullo sviluppo di buoni legami “politici”.

Momenti di difficoltà?

Ne ho avuti molti, soprattutto dopo il primo anno. Il mio arrivo è stato vissuto con molto entusiasmo e tutto ciò che era nuovo veniva sperimentato, dopo questo periodo ho iniziato ad avvertire meno curiosità verso i cambiamenti e più malinconia per quello che avevo lasciato ( se il primo anno poter bere il caffè lungo era divertente, dopo ho sentito la mancanza del caffè italiano :). Le difficoltà ci sono state anche per le relazioni, per la mia esperienza conoscere persone nuove non è stato difficile ma sviluppare rapporti più profondi non è facile, questo mi ha fatto più volte ripensare alle relazioni profonde lasciate in Italia.

Che cosa ti ha aiutato?

Sicuramente la condivisione con altri Italiani, raccontarsi le difficoltà, le mancanze, ma anche gli obiettivi raggiunti. Aprirsi alla nuova cultura è entusiasmante, ma richiede tempo e fatica, poter avere altre persone con cui condividere le difficoltà in alcuni momenti ha fatto la differenza

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi o si è appena trasferito?

Di riflettere accuratamente sulla decisione, lasciare il proprio Stato, la propria città ha dei costi, alcuni prevedibili altri meno. Consiglio di concentrarsi anche sulle mancanze che si potranno sentire e non solo su quello che si troverà. E’ importante non rimanere soli, per non enfatizzare la già presente distanza con le persone care.

 Psicologo online tip 

Partire significa lasciare quello che si ha; questo è il primo step di un trasferimento, su cui riflettere e  interrogarsi: Siamo pronti a lasciare? Spesso nella decisione di un trasferimento viene data poca importanza a questo aspetto, per poi ritrovarsi a fare i conti con questa parte successivamente, meglio creare un po di spazio mentale prima per capire se si è davvero pronti.

Ogni essere umano non è un’isola: Siamo fatti di relazioni, in un trasferimento isolarsi può farci sperimentare ancor di più il senso di solitudine che è già presente. Proviamo a creare delle nuove relazioni, se questo risulta nel lungo periodo difficile parlarne con uno psicologo può aiutarci a capire cosa sta succedendo.

 

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